Turpe si, proprio come noi.
usare la logica e tutte le strutture retoriche necessarie a condurre un discorso
formalemente corretto. Un dialogo è possibile solo se ci sono le condizioni che questo richiede.
Con buona pace di chi si sente slegato da ogni regola, in ogni cosa, anche nel dialogo, vi sono
regole condivise. Sono quelle condizioni che fanno si che ad una causa sia necessariamente
legato un effetto. Naturalmente il legame sta nella convenzione, esclusivamente in quella.
Una di queste condizioni è la possibilità di mutare opinione. Essa è imprescindibile, dove c’è
dogma non c’è dialogo. Per sua natura il reale non è altro che divenire. Il linguaggio è il
reale; va da se chè il linguaggio è divenire. Ma che sorta di linguaggio scaturisce dalla limitazione
del divenire. La risposta è semplice: fuoriesce la morte, la morte della parola e della comunicazione.
Alla faccia dell’ecumenismo, della teologia e di buona parte della filosofia affermo perentoriamente
che non è possibile includere nella discussione il fenomeno religioso. Non è un discorso di intolleranza,
ma di serietà, rigore logico, in altre parole Co e re n za. La fede non ha nulla a che fare con la
ragione, con la logica, ne tanto meno con filosofia. Il pulpito, i libri, la rivelazione come possono
essere discussi!?! Come posso discutere con chi basa la sua vita con la fede, con chi giustifica le
sue azioni con qualcosa che non può e a mio giudizio non deve, capire. La divinità è altro. Almeno in teoria.
Questa non fa parte dell’orizzonete umano, questo può solo subirla, patirla e parteciparne attraverso
la sofferenza, almeno tra i seguaci della croce. La fede non è soggetta a mutamento,
orientamento o reale comprensione. Essa colma l’insicurezza propria di quella scimmia infelice che
è l’uomo. Ma è tra gli eventi umani quello più pericoloso. Quando giustifico le mie azioni attraverso
il dogma, attraverso le scritture rivelate, in sintesi per fede, viene a mancare ogni prospettiva
comune di accordo e progresso. Viene a mancare un futuro. Viene a mancare la possibilità di un
eventuale costruzione condivisa dei rispettivi destini. Ecco che le Pas si oni Tr ist i si fanno orizzonte.
La religione è fede, la fede è dogma e quest’ultimo è blocco del divenire. Questa è la situazione
innaturale che costringe l’uomo alla perdita della principale chiave di lettura del reale: il divenire.

